a. 1125, Cartario di S. Biagio, pp. 371-372, doc. XXXVI

In nomine domini nostri Ihesu Christi Dei eterni. Iordanus, divina ordinante clementia Capuanorum princeps, petitioni suorum fidelium clementer favet. Igitur notum fieri volumus omnibus fidelibus sancte Ecclesie et nostris fidelibus, quoniam, ob salutem et remedium animarum quondam gloriosorum principum, videlicet Richardi primi principis avi nostri, ac bone memorie Iordani patris, atque secundi Richardi, quam et Roberti principum fratrum nostrorum, ac ob statum nostri principa­tus, consilio quoque ac interventu Odoaldi camerarii et Mansonis atque Philippi de Sancto Archangelo atque aliorum nostrorum dilectorum fi­delium, in monasterio Sancti Blasii Aversani, in quo domna Gognora venerabilis ac Deo digna abbatissa preesse dinoscitur, per hoc videlicet principale scriptum, imperpetuum, damus, et tradendo confirmamus, hoc est integras decem petias terre, que videntur esse in finibus Lanei. Prima quarum est in loco Pilluni, propre ecclesiam Sancti Petri, et est fundus et sedilia, et habet hos fines: uno latere est finis terra, quam mo­do tenet Goffridus de Medania, a nostra parte; alio latere est finis terra suprascripti monasterii; uno capite est finis via puplica; alio capite est finis terra heredum quondam Pandulfì Atenulfì. Secunda petia de terra est ibi prope, finem habet: ab ambabus lateribus est finis terra de li Mi­gnacta; uno capite finis via puplica; alio capite finis terra que fuit quon­dam Martini castaldi. Tertia petia de terra est ibi prope, finem habet: uno latere est finis terra, que fuit suprascripti Martini; alio latere finis terre Iohannis cognomen Milupi, et finis terre que fuit suprascripti Martini; uno capite est finis terra Sassi qui cognominabatur Sico; alio capite finis terra Sassi qui dicebatur Pulchara. Quarta petia de terra est ibi prope, finem: a prima parte est finis terra predicti Sassi Pulcara; a secunda parte est finis terra, quam modo tenet Anserii a nostra parte; a tertia parte finis terra Symeonis qui cognominatur de li Fuski et de fratribus suis; a quarta parte est finis terra que fuit suprascripti Martini castaldi. Quinta pecia de terra est ibi prope, finem habet: uno latere finis terra suprascripti Sassi Pulcara; alio latere finis terra Maionis; uno capite finis terra suprascripti Symeonis et de fratribus suis; alio capite finis via puplica. Sexta pecia de terra. que est Cesa, fìnem habet: de uno latere tenet in Laneo; alio latere finis terra Lamberti presbiteri, et finis terre Petri Vincentii; uno capite est finis terra suprascripti Sassi Pulchara; alio capite est finis predicti li Mignacta. Septima petia de terra ubi dicitur Torone est ibi prope, finem habet: per amba latera est fìnis terra predicti Sassi Pulchara; uno capite tenet in ipso Laneo; alio capite est finis terra ecclesie Sancti Marcellini. Octava petia de terra, que est fun­dus et sedilia, et in loco ubi dicitur la Sala, finem habet: uno latere finis terra Sansonis cognomine Malfride; alio latere est finis terra suprascri­pti Symeonis et de fratribus suis, et fines terra suprascripti Sansonis; uno capite est finis terra quam modo tenet suprascriptus Sanson a nostra parte; alio capite finis via puplica. Nona petia de terra, que est in supra­scripto loco Pilluni, finem habet: uno latere est finis terram quam modo tenet Gervasius de Rivo Matricio; alio latere est finis terra suprascripti Sansonis, et finis terra quam modo tenent predicti Mignacte, et finis terra suprascripti monasterii; uno capite tenet in terra predicti Mignacte; alio capite terra Iohannis de Laneo. Decima petia de terra est ibi prope, finem habet: de uno latere est finis terra predicte ecclesie Sancti Petri; alio latere finis terra heredum quondam Iohannis Fuscardi; uno capite finis terra suprascripti Sassonis Malfride; alio capite est fìnis via puplica. Has autem suprascriptas petias terre, per prescriptos fines, cum omnibus inferius et superius ibi habentibus subter et super, et cum viis suis ibidem intrandi et exeundi, nos memoratus secundus Iordanus Capuanus princeps, in predicto monasterio Sancti Blasii Aversani, in perpetuum per hoc videlicet principale scriptum, damus, et tradendo confirmamus, ad possessionem et potestatem ac dominationem predicti monasterii et iamdicte donne Gognore, venerabilis abbatisse eiusque successoribus, faciendi exinde quicquid eis placuerit, remota omni inquietitudine, contrarietate vel molestia principum omnium successorum nostrorum vel viceprincipum, comitum vel vicecomitum, iudicum, sculdahorum, castaldeorum aliorumque omnium mortalium persona. Quod si quis huius nostre concessionis pagine contemptor extiterit, sex libras auri purissimi persolvat, medietatem nostro palatio, et medietatem su­prascripto monasterio Sancti Blasii et iam prenominate domne Gognore, venerabilis abbatisse eiusque successoribus. Solutaque pena librarum auri, hoc principale scriptum firmius permaneat in perpetuum. Ut autem hoc principale scriptum firmius credatur, nostro sigillo sigillari iussimus, et manu propria scribere, illud corroboravimus.
X Iordanus. Ex iussione prephate potestatis, scripsi ego Philippus, palatinus iudex, in anno dominice incarnationis millesimo centesimo vi­gesimo quinto, et anno quinto principatus suprascripti domni Iordani gloriosissimi principis Capue. Datum Capuano palatio; in mense februario, per indictionem tertiam.


Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo Dio eterno, Giordano, per volontà della divina benevolenza principe dei Capuani, con clemenza acconsente alla richiesta dei suoi fedeli. Pertanto vogliamo sia reso noto a tutti i fedeli della santa Chiesa e ai nostri fedeli che per la salvezza e il sollievo delle anime dei fu gloriosi principi, vale a dire il principe Riccardo primo, nonno nostro, e Giordano di buona memoria, padre [nostro], e i principi Riccardo secondo nonché Roberto, fratelli nostri, e per lo stato del nostro principa­to, anche con il consiglio e l’intervento di Odoaldo camerario e di Mansone e di Filippo di Sancto Archangelo e di altri nostri diletti fe­deli, nel monastero aversano di San Biagio, in cui è noto presiedere domina Gognora badessa venerabile e degna per Dio, invero mediante questo atto principale, in perpetuo diamo e consegnando confermiamo, dieci integri pezzi di terra, che risultano essere nei confini del Lanei. Il primo dei quali è nel luogo Pilluni, vicino alla chiesa di san Pietro, ed è fondo e spazio vuoto, e ha questi confini: da un lato è la terra, che ora tiene Goffredo de Medania, per la nostra parte; dall’altro lato è la terra del suddetto monastero; da un capo è la via pubblica; dall’altro capo è la terra degli eredi del fu Pandulfo di Atenulfo. Il secondo pezzo di terra è lì vicino, ha come confini: da ambedue i lati è la terra dei Mi­gnacta; da un capo è la via pubblica; dall’altro capo è la terra che appartenne al fu Martino castaldo. Il terzo pezzo di terra è lì vicino, ha come confini: da un lato la terra che fu del predetto Martino; dall’altro lato è la terra di Giovanni di cognome Milupo e la terra che fu dell’anzidetto Martino; da un capo è la terra di Sasso di cognome Sico; dall’altro capo la terra di Sasso che era detto Pulcara. Il quarto pezzo di terra è lì vicino, ha come confini: dalla prima parte è la terra del predetto Sasso Pulcara; dalla seconda parte è la terra che ora tiene Anserio per la nostra parte; dalla terza parte è la terra di Simeone di cognome de li Fuski e dei suoi fratelli; dalla quarta parte è la terra che fu dell’anzidetto Martino castaldo. Il quinto pezzo di terra è lì vicino, ha come confini: da un lato la terra del predetto Sasso Pulcara; dall’altro lato la terra di Maione; da un capo la terra dell’anzidetto Simeone e dei suoi fratelli; dall’altro lato la via pubblica. Il sesto pezzo di terra che è Cesa, ha come confini: da un lato è nel Laneo; dall’altro lato è la terra di Lamberto presbitero e la terra di Pietro di Vincenzo; da un capo è la terra del suddetto Sasso Pulcara; dall’altro capo è il confine del predetto li Mignacta. Il settimo pezzo di terra dove è detto Torone è lì vicino, ha come confini: da ambedue i lati è la terra del predetto Sasso Pulcara; tiene un capo nello stesso Laneo; dall’altro capo è la terra della chiesa di san Marcellino. L’ottavo pezzo di terra, che è fondo e spazio aperto e nel luogo detto la Sala, ha come confini: da un lato la terra di Sansone di cognome Malfrida; dall’altro lato la terra del predetto Simeone e dei suoi fratelli, e la terra dell’anzidetto Sansone; da un capo la terra che ora tiene il predetto Sansone per la nostra parte; dall’altro capo la via pubblica. Il nono pezzo di terra, che è nel predetto luogo Pilluni, ha come confini: da un lato è la terra che ora tiene Gervasio de Rivo Matricio; dall’altro lato la terra del suddetto Sansone e la terra che ora tengono i predetti Mignacte e la terra del predetto monastero; tiene un capo nella terra del predetto Mignacte; l’altro capo nella terra di Giovanni de Laneo. Il decimo pezzo di terra è lì vicino, ha come confini: da un lato la terra della predetta chiesa di san Pietro; dall’altro lato la terra degli eredi del fu Giovanni Fuscardo; da un capo la terra del suddetto Sansone Malfrida; dall’altro capo è la via pubblica. Ora questi anzidetti pezzi di terra, per i predetti confini, con tutte le cose che ivi sono sotto e sopra, e con le loro vie per entrarvi e uscirne, noi anzidetto principe capuano Giordano secondo, al predetto monastero aversano di san Biagio, in perpetuo di certo mediante questo scritto principale, diamo, e consegnando confermiamo, in possesso e potestà e dominio del predetto monastero e dell’anzidetta domina Gognora, venerabile badessa e dei suoi successori, affinché dunque ne facciano qualsiasi cosa a loro piacerà, senza alcuna inquietudine, contrarietà o molestia di tutti i principi nostri successori o di viceprincipi, conti o viceconti, giudici, scudieri, castaldi e di ogni altra persona mortale. Poiché se apparisse qualcuno dispregiatore dell’atto di questa nostra concessione, paghi sei libbra d’oro purissimo, metà al nostro palazzo, e metà al predetto monastero di san Biagio e alla prenominata domina Gognora venerabile badessa e ai suoi successori. E assolta la pena delle libbra d’oro, questo scritto principale rimanga più fermamente in perpetuo. Affinché poi questo atto principale sia creduto più degno di fede, abbiamo comandato che fosse contrassegnato con il nostro sigillo e lo abbiamo rafforzato con lo scriverlo di nostra propria mano.
X Giordano. Per comando della predetta potestà, scrissi io Filippo, giudice di palazzo, nell’anno dell’incarnazione del Signore millesimo centesimo ventesimo quinto, e nell’anno quinto di principato del soprascritto domino Giordano gloriosissimo principe di Capue. Dato nel palazzo capuano; nel mese di febbraio, per la terza indizione.